I fatti della vita, Biennale di Venezia, 1980, foto di Giorgio Colombo
I fatti della vita, XXXIX Biennale. Venezia 1980. Foto di Giorgio Colombo.
Courtesy Archivio Dadamaino.

Le due Biennali.
Dai fogli dell'80 ai «fiumi di segni»70 del '90.

Voglio evitare,
per quanto possibile,
di riferirmi a una superficie obbligata
o di trattare il mio lavoro come una superficie.
Lo considero piuttosto un ‘luogo’
artistico ed esistenziale ...70

Dadamaino ha preso parte a due edizioni della Biennale di Venezia, due episodi che si collocano esattamente a una certa distanza di tempo, di modi e di contenuti. Ciò non toglie che sia giunta alla “consacrazione della laguna”, mantenendo intatto il suo scetticismo nei confronti del successo. 1980 & 1990, ben dieci anni separano le sue presenze alla celebre manifestazione. Un arco di tempo fondamentale per l'evoluzione dei suoi lavori. Ed ecco che Dada ci appare in un primo momento circondata dalle sue lettere, per poi sparire nella seconda immagine, quasi fosse stata assorbita da quegli stessi movimenti ai quali ha saputo pazientemente dar vita.

1980: I Fatti della Vita
Dada ha una grande sala, uno spazio interamente dedicato alla sua opera che occupa con centinaia di fogli. Un unico ciclo diluito in innumerevoli lavori che in comune hanno la medesima natura di lettere. Su tela e su carta, racchiuse in supporti dai colori e dalle foggie differenti, scritte con inchiostri di diverse sfumature con 12 segni enigmatici, le redazioni di Dadamaino sono ovunque. Coprono quasi interamente i muri trasmettendo una singolare sensazione di straneamento e di contemporanea intimità. La stanza è riempita al collasso, vive in una stasi apparente che sembra immergere l'archivio inchiodato sulle pareti, in un lasso a-temporale che assomiglia all'atmosfera di un'antica e solenne biblioteca i cui libri esistono e si esprimono, muti, nello spazio di una sola pagina.

1990: I Movimenti delle cose
Di nuovo una Biennale, la seconda. Ancora un grande spazio da mettere a frutto con intelligenza. Ma lo spirito sembra essere completamente cambiato. I supporti si sono alleggeriti, i segni stilizzati, trasformati in minuscole particelle simili a trattini infinitesimali. I Movimenti delle cose aleggiano nello spazio come lunghi spettri leggeri. La loro apparente assenza di peso si esalta nella soluzione espositiva che trasforma i teli plastici in scenografiche tende, che si affermano grazie ai giochi di luce che li attraversano.

Ero già stata invitata esattamente dieci anni fa, anche allora con una sala personale in cui avevo esposto i Fatti della vita.
E oggi ritorno dopo aver perso una rivoluzione ed aver superato persino una Tien-An-Men.
Ma non per questo mi sento meno responsabile, tanto più che mi trovo ad essere l'unica donna invitata quest'anno: perciò è inevitabile che si faccia riferimento a me come all'unica ‘voce femminile’ della Biennale '90.
Con ciò non credo affatto all'arte ‘maschile’ o ‘femminile’ o, ancora meno, femminista.
Semplicemente, quest'occasione mi ha stimolata ad affrontare la grande dimensione servendomi soltanto delle mie calligrafie minutissime, illeggibili...70