1976, Galleria Blu, Milano
Galleria Blu, Milano 1975.
Courtesy Archivio Dadamaino.

Dada, Milano & Brera

Milano era una città con una vita particolare,
soprattutto per noi giovani che seguivamo un mondo parallelo,
nuovo.
Tutto sembrava migliore,
c'era un'energia incredibile,
pensavamo veramente che si potesse cambiare tutto.8

Dadamaino ha vissuto intensamente una delle più fervide stagioni creative che la città di Milano abbia mai conosciuto. Il suo è stato un percorso lungo ed intenso, ma sempre legato a doppio filo con la realtà meneghina. Ed è proprio in quell'humus singolare dell'ambiente che circondava l'accademia di Brera e lo storico bar Jamaica, che una giovanissima Edoarda ha cominciato a muovere i suoi primi passi nel mondo dell'arte. Erano i favolosi anni '50 e mentre Roma viveva la sua dolce Vita cinematografica, Fontana e Manzoni passeggiavano nelle viottole a due passi dal Castello Sforzesco e tutto il quartiere di Brera risuonava di voci d'artista. Grazie alle numerose testimonianze scritte e ad una nota di colore regalataci dal Gallerista Stefano Cortina, Milanese DOC, abbiamo tentato di ricostruire un'idea di quella vivace e stimolante atmosfera. Ne è nata una cartolina abbozzata da guardare di sfuggita per aggiungere un altro pezzetto, al grande album italiano del '900.

Il ritratto della Milano degli anni a cavallo tra il 1950 e il 1970 richiederebbe ben più che un estratto. Si tratta di un periodo-chiave per il capoluogo lombardo che si configurava come un vero e proprio crocevia di innovazioni, un carrefour che univa l'Italia alla Francia, alla Germania e all'Europa del Nord, attraverso transiti che hanno contribuito enormemente all'evoluzione del tessuto culturale globale. Ma la confluenza di esperienze, provenienti dalle diverse regioni d'Italia, come anche dall'estero, non aveva ancora intaccato un certo “modo di fare” che manteneva orgogliosamente la sua genuinità:

S. C. Il bello di quegli anni, a partire dai quali si sviluppa tutta la ricerca di cui Dadamaino, era la convivialità. Un elemento capace di unire persone provenienti da diverse esperienze. Cassinari e Minguzzi ad esempio, non c'entravano niente l'uno con l'altro eppure frequentavano gli stessi ambienti, crescevano insieme ad altri artisti come Brindisi, Minieco... E tutto gravitava intorno al bar Jamaica in Brera. Ci si poteva trovare spesso anche la Dada, ciò non toglie che all'epoca, lei come gli altri e come lo stesso Manzoni, bevevano un po' dove gli capitava. C'erano il Barbera e il whisky, che con il loro sapore genuino animavano le chiacchiere sui ciottoli, anche perché non esistevano i salotti. Tutto molto più ruspante. Dadamaino stessa nasce come un personaggio decisamente ruspante.

Un vero e proprio centro vitale, portavoce di un suo specifico “modo di fare arte”, e soprattutto uno snodo attivo e palpitante di attività. Anche la natura mercantile e imprenditoriale dello spirito meneghino, ha indubbiamente contribuito al consolidamento della fama di una città ben lontana dalla leggerezza decadente dei successivi anni '80:

S.C. Milano è un modo di essere. A Milano c'è sempre stata la Borsa, ci sono sempre stati gli affari, e di conseguenza il mercato. Era una vera e propria calamita per gli artisti. Se si escludono coloro che, come Schifano, la scuola di Piazza del Popolo e Guttuso, erano legati alla politica e a Roma, e altri pochi altri siciliani come Messina e Minieco, si può dire che quasi tutti sono passati per Milano. Soprattutto perché il capoluogo lombardo era un modo particolarissimo di vivere l'arte. Certe cose potevano succedere solo ed esclusivamente a Milano. Non è a caso che tutti vi si siano ritrovati, anche se avevano provenienze diverse. Vi si assaporava un'atmosfera intensa di grandi scambi e di convivi. Almeno fino agli anni '70, poi le cose sono cambiate, perché è cambiato il mondo. E' cresciuta ulteriormente l'importanza della moda, la politica stessa si è trasformata, la comunicazione ha preso il sopravvento, anche grazie alle televisioni private. E' andata a finire che la gente si è distratta ed è diventata fondamentalmente più ignorante. Dada era nata a Milano, ma sono quasi coincidenze, perché probabilmente anche se fosse nata a Novara si sarebbe trasferita a Milano. E non poteva essere altrimenti perché Milano era un modo di fare arte, di stare insieme, anche di ubriacarsi, di discutere, di litigare e anche di picchiarsi, senza smettere mai di confrontarsi.

Dall'intervista rilasciata da Stefano Cortina.

Parigi, 25 Novembre 2011.