performance Campo Urbano, Como, 21 settembre 1969
“Illuminazione fosforescente automotoria sull'acqua”.
Campo Urbano, Como 21 settembre 1969.

Fluorescenti, ambienti e situazioni cromo-tattico-cinetiche

Su fondo monocromo
sono applicate strisce di plastificato fluorescente
che aumentano dall'alto al basso
progressivamente di lunghezza.
Data la leggerezza del materiale
per cui basta il minimo spostamento d'aria per fletterlo,
con la luce di Wood si combina simultaneamente il movimento cromatico,
più diagrammi colorati susseguenti il movimento dei fluorescenti
nello spazio circostante.
L'oggetto può essere mosso pure con le mani
perchè il materiale,
è stato riscontrato,
stimola il senso tattile.
Si ottiene in tal modo una situazione cromo-tattile-cinetica.27

Dadamaino non si serve unicamente dei supporti tattili, non esplora solo gli innumerevoli modi di produzione pittorica e plastica, ma si cimenta anche con lo strumento video. Lei che odiava “motori e motorini”,44 esplora gli effetti del supporto animato delle immagini e si concentra sulle mlteplici derivazioni sensoriali che ne derivano. Sono anni cruciali quelli a cavallo tra la fine dei '60 e l'inizio dei '70.

L'estate si consuma e nella frescura di una domenica di fine settembre Dadamaino è a Como, per partecipare alla manifestazione “Campo Urbano. Interventi Estetici nella dimensione collettiva urbana”, evento curato da Luciano Caramel, Ugo Mulas e Bruno Munari, che la vede protagonista insieme ad altri artisti tra i quali Enrico Baj, Davide Boriani, Gianni Colombo, Luciano Fabro, Bruno Munari, Paolo Scheggi, Tommaso Trini e Grazia Varisco.

E' l'occasione propizia per mettere in scena un'opera estesa dal grande impatto visivo: “Illuminazione fosforescente automotoria sull'acqua”, una performance suggestiva che gioca sul riflesso di tante tesserine galleggianti appoggiate direttamente nel lago. Il “supporto liquido” esalta la mobilità dei singoli elementi che, seguendo il ritmo dolce delle onde, costruiscono mille figure diverse e catturano lo sguardo dei numerosi presenti, immersi nel buio della notte e cullati dal poetico sciabordio.

Ma non è tutto. Si è trattato di un periodo importante. Dada ha avuto modo di riflettere a lungo sulle immense possibilità del movimento e di esplorare le strategie intraprese dagli esponenti delle correnti cinetiche. Ha osservato e coglie al volo l'occasione per mostrare il proprio personalissimo punto di vista. Su invito del C.N.A.C. - Centre National d'Art Contemporain, presenta il progetto di venti “Environnement lumino-cinétique” per l'esposizione sulla Place du Châtelet a Parigi. Il lavoro si classifica al secondo posto, subito dopo quello di Christo, su una lista di ben centodieci candidature, ma non vedrà mai la luce. Restano alcuni tra i disegni preparatori realizzati all'epoca che ne danno una, seppur pallida, idea.