anni '70, alla Galleria Artetruktura di Milano, con Nanda Vigo e Grazia Varisco
Con Nanda Vigo e Grazia Varisco alla Galleria Artetruktura. Milano, anni '70.
Courtesy Archivio Dadamaino.

Dadamaino e la meditazione attiva dell'impegno civile

Anni dopo
ebbi l'occasione di ammirare il coraggio civile di Dada.
Qualche giorno dopo la bomba in Piazza Fontana
ci fu a Milano una grande manifestazione.
Duecentomila persone sfilarono per opporsi alla repressione che,
attraverso le accuse agli anarchici,
andava profilandosi nei confronti dell'intera sinistra.
Ero in Piazza Fontana, con Pierluigi Cerri e Lucio Dalla.
Vedemmo arrivare un gruppo sparuto
che inalberava un grande striscione nero con la scritta Anarchia.
Ci voleva molto coraggio
per proclamarsi anarchici nei giorni in cui
veniva accusato Valpreda
e Pinelli precipitava nel cortile della questura.
Tra gli anarchici c'era Dadamaino.56

Dadamaino non è stata estranea ad un certo fermento politico italiano, anzi. Si può affermare senza ombra di dubbio che l'impegno sociale e la sua specifica concretizzazione politica, siano stati tra le direttrici-forti della sua esperienza esistenziale.

E' la stessa Dada a parlarne durante una famosa intervista57 rilasciata nel 2003, è se è l'artista a non farne mistero, sono le riflessioni di alcuni studiosi che restituiscono le dimensioni di un tale engagement. Come Elena Pontiggia, che dedica una parte della sua monografia incentrata sulla figura di Dadamaino, proprio a quella che definisce l'esperienza politica, più che una contingenza storica, «l'altra passione»58 della vita della Maino.

Sarebbe riduttivo inquadrare una tale attenzione, sotto l'egida delle caratteristiche generazionali che accumunavano, nella cosiddetta partecipazione sociale a livello meso, gran parte dei giovani coetanei della Dada. Anche perché si potrebbe cadere nell'errore di ritenere una tale adesione, parte della specifica dimensione epocale condivisa tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli '80. Non che la dada sia possa considerarsi aliena ad un tale clima di pensiero, ma non si deve trascurare che la sua fu un'attività di sostegno tanto salda quanto personale e soprattutto estranea, sia alle declinazioni di partito che alle teorizzazioni ideologiche.

Bisogna insomma guardarsi bene dall'immaginare Dadamaino come un'artista direttamente politica, c'era piuttosto nel suo lavoro, un chiaro intento di riflessione che, pur dichiarandosi pienamente legato e dipendente dalla dimensione evenemenziale, ne esaltava il non trascurabile portato meditativo. Si tratta in fondo, come ha ben sottolineato Tommaso Trini,59 di un'inestricabile allacciamento che non si risolve in filiazioni rappresentative, di un contatto che esiste nel mecessario meccanismo di frammistione che nutre come un humus potente, la sostanza dell'operare di Dadamaino, senza però guidarne la mano.

...l'impegno sociale
e la sperimentazione visiva
restano separate nella loro diversa specificità,
oppure si parlano fitto tra loro:
la ricerca non è fine a se stessa
e la società nuova non è un modello
bensì lotta.60