L'alfabeto della mente - I Fatti della Vita, Schdmitbank Galerie, Norimberga 9 aprile - 15 maggio 1981
Dada al lavoro su un Inconscio razionale.
Courtesy Archivio Dadamaino.

Dada “moderno Bartebly”69

Dadamaino aveva una pratica creativa a dir poco inflessibile. Il suo fare si concretizzava in una dimensione di lavoro, completamente estranea alle “declinazioni mondanizzate” alle quali ci hanno abituati molti artisti contemporanei. Il suo lavoro incessante, più che una performance sviluppata dinanzi ad un pubblico compiacente, assomiglia alla produzione di uno scrivano. La testimonianza di Flaminio Gualdoni ci restituisce uno scorcio inedito di Dadamaino, solitaria interprete accompagnata dal sottofondo della radio.

F.G. Lo studio dove lavorava era l'esatto opposto di tutta la retorica dei loft. Una stanza piccolina con un tavolo e una radiolina. C'era un'atmosfera molto intima, e Dada assomigliava add uno scrivano un po' ottocentesco, come Bartebly. Prendere un foglio o una tela nuova e cominciare a segnare, segnare, segnare. Quando aveva finito lo spazio, continuava su un altro supporto, poi un'altra e così via.
Tra l'altro ho sempre apprezzato, rispetto al clima dell'epoca, che non amasse farsi fotografare. Non privilegiava l'aspetto di performance, che avrebbe potuto anche farle comodo: in fondo era una modalità affascinante da mettere in scena. Invece quello era il suo vivere, l’autentico privato del suo lavoro. Un impegno continuo accompagnato dalla presenza continua della radio. Dada ascoltava tutto quello che la radio trasmetteva come in uno stream senza sosta. E' come avere un rapporto con l'esterno continuo ma allo stesso tempo filtrato, al limite dello straniamento: ma anche una specie di sottofondo ai pensieri.
Era sempre sola con se stessa, assorta in pensieri in qualche caso di altissimo spessore, in altri naturalmente più banali, di cui ci restano solo piccole schegge annotate dietro ai fogli, secondo un'abitudine mutuata da Fontana. Considerazioni che in lei diventavano una specie di seconda voce rispetto a quella del foglio che non pronuncia niente, sostanzialmente come degli “a parte”. Ricordo in particolare un piccolo calembour che le era stato ispirato dalle previsioni del tempo: «la depressione interessa tutte le ragioni italiane».
Bisogna cercare di immaginarsela tutta sola, al lavoro nel suo studio, in una zona residenziale di villette immersa, a dispetto di Milano, in un silenzio perfetto, con la sola compagnia della radio che gracchia ad un volume bassissimo e lei che sistematicamente, per una sorta di dovere esclusivo, scrive, scrive, scrive.

Dall'intervista rilasciata da Flaminio Gualdoni.

Milano, 15 dicembre 2011.