Ritratto, I fatti della vita, catalogo Stiffug fur konstruktive und konkrete Kunst, 19 aprile - 11 giugno 1996
Ritratto, anni '80.
Courtesy Archivio Dadamaino.

Di punto in punto: alcune tappe di un destino Dada

L'esistenza mortale di Dadamaino è costellata di eventi e di momenti chiave. Si è scelto, per comodità espressiva e per necessità di sintesi di limitarsi a riunire, sotto forma di cenni biografici, proprio una serie di questi spunti. Senza alcuna pretesa di completezza e al di là di ogni improponibile riduzione, mi preme sottolineare come la vita dell'artista si sia legata indissolubilmente a quella della donna, realizzando un'inscindibile unione di intenti e di risultati. Dada è anche qui, tra gli spazi sconnessi di questa strana lista balbettante, che tratteggia la persona, negli interstizi dei suoi attimi inimitabili.

Fontana e l'illuminazione dal tram

L'incontro con Fontana è un evento inevitabile per: «[...] la giovanissima Edoarda Maino che è ventitreenne quando, nel 1958, passando in tram nel centro città, resta folgorata dalla visione di un opera di Fontana – esposta in una vetrina di un negozio di elettrodomestici [...]».80 Si tratta del Cosmo, un quadro fatto di buchi e di paillette che la cattura, come un'illuminazione. E' solo un attimo che accende una potente scintilla, dopo di che niente più sarà come prima.81

l'incontro con Manzoni, Azimuth & con Azimut82

Piero Manzoni è carismatico, geniale, accentratore. Dada è giovanissima come lui e affascinata dall'incredibile energia creativa che emana. Espongono simultaneamente, insieme ad altri 325 autori, nella collettiva "Mostra del Piccolo Formato” a Ferrara. E' il 1957 e non si sono ancora mai incontrati. Si conosceranno poco dopo, presso la galleria Totti di Milano, dando inizio ad un profondo legame d'amicizia e di scambio intellettuale. Il momento è adatto per due spiriti curiosi, si aprono le porte dell'ambiente e degli artisti più innovativi dell'epoca. Manzoni si sta lanciando, insieme a Enrico Castellani, in una singolare avventura bifronte che coincide con Azimuth, la rivista che, in due soli esemplari, darà un'incredibile accellerata al panorama dell'arte italiana (e sulla cui seconda e ultima pubblicazione vedrà la luce Libera dimensione,83 teorizzazione dello spazio totale); e Azimut, uno degli spazi più attenti alle ricerche anti-informali e contemporaneamente più lontano dai compromessi del mercato. Dada intravede in queste iniziative, le radici di un nuovo modo di concepire l'arte e non esita a farne parte, esponendo due Volumi al famoso numero 12 di Via Clericetti.

Vino bianco, pane e pesce del Ticino

Durante la primavera del 1959, si presenta l'occasione per una seconda personale presso la galleria del Prisma. Dada è piuttosto franca, come ci ricorda Cristina Celario: «[...] espansiva e cordiale, instaura immediatamente un rapporto diretto con il pubblico, parlando ad esso in prima persona tramite degli inviti accattivanti»84che assomigliano a «biglietti amichevoli».84 Un'intuizione geniale, niente champagne o inutili stuzzichini snob, il vernissage della sua mostra assomiglierà ad una golosa serata in osteria e sarà allietato da vino bianco fresco e pesce fritto, versione primaverile del buffet a base di Barbera, pane e salame e patatine che ha fatto da contorno, solo qualche mese prima, alla presentazione degli Achromes di Manzoni. Si tratta di eventi che consolidano un nuovo modo di comunicare l'arte, più personale e genuino, che stimola la creazione di un'atmosfera conviviale e favorisce gli scambi tra i presenti. Per la gioia dei cronisti che non esitano a tessere le dovute lodi.85

l'origine di uno pseudonimo aderente

Che il caso abbia avuto un intervento nella vicenda storico-artistica di Dadamaino è evidente quanto incontestabile. Come non far riferimento ad uno degli aneddoti più curiosi del suo “destino dada”. E' Il 1961 e Edoarda si presenta ancora con il suo cognome Maino, ma la svolta è dietro l'angolo, in Olanda precisamente, quando per un errore di stampa, viene presentata ad una mostra con il nome unito: Dadamaino, una specie di marchio che diventerà il suo pseudonimo artistico definitivo a partire dal 1963-1964.

nuova tendenza

Nell'intera Europa si elaborano nuovi linguaggi artistici ed esplorano innovative direttrici, che confluiranno nelle diverse declinazioni nazionali del movimento che andrà sotto il nome di Nuova Tendenza. La sue è un'adesione talmente immediata da farla figurare a buon diritto tra i cofondatori. Ci sono più elementi fondamentali che spiegano il subitaneo allineamento tra Dadamaino e la poetica di questi gruppi emergenti. Ma uno in particolare salta agli occhi. Si tratta di ciò che si potrebbe definire come “sacrificio di illusioni”86, la rinuncia al presupposto “valore eterno della creazione artistica”87 appartiene intrinsecamente al fare dell'artista ed impregna, di conseguenza, tutte le sue opere.

le stragi

Dadamaino ha uno spiccato senso di partecipazione storica, e, in linea con una tale sensibilità, si possono rintracciare due episodi che la segnarono profondamente. Il primo è un fatto italiano e coincide con la strage di Piazza Fontana, il famoso attentato terroristico che, il 12 dicembre 1969, uccise diciassette persone e ne ferì ottantotto. Qualche giorno dopo Dada sfilava contro la repressione delle sinistre, come ci ricorda la testimonianza di Davide Boriani.88 Il secondo è un avvenimento molto più lontano nello spazio, ma, in un'assurda scala di sangue, probabilmente più atroce. Ancora un 12, ma si tratta dell'agosto del 1976. A Tall el Zataar, la Collina del Timo, campo palestinese situato nella zona est di Beirut, si è consumata una strage efferata, l'ultimo atto di un lungo assedio armato delle destre libanesi (appoggiate dall'intervento dei carri armati inviati dal presidente siriano Hafez el Assad). I falangisti che l'hanno perpetuata brutalmente, avevano firmato un trattato di tregua, garantito dai siriani, si sono serviti del pretesto di evacuare donne e bambini per agire, e hanno catturato e offerto le giovani scampate al massacro, come premio per l'eroismo dei loro soldati. Infamia nell'infamia. Dadamaino scrive sulla sabbia di una spiaggia in Calabria, è il nucleo originario di un nuovo alfabeto.

l'essere nel tempo

Dadamaino incontra le opere di Martin Heidegger. Il filosofo tedesco dei “Sentieri interrotti” diventa un tramite per l'espressione della temporalità complessa dell'artista. La sua vita è scorsa veloce, distillando le sue gocce in trattini d'inchiostro e affermando, con voce a tratti segreta, il problema della storicità. Dada si interroga ed ecco nascere Sein und zeit, le opere sono tagliate, non hanno bordi né confini fisici. La tela plastica e traslucida, sola nella sua essenza materica, e quasi totalmente libera dalle classiche imbracature dell'opera d'arte, parla da sé. Abbandonato il pennello, il cavalletto, e infine l'intelaiatura stessa, il movimento della creazione si incarna in lunghi teli semitrasparenti appesi a debita distanza dalla parete, a volte persino al centro della sala ed altre nel bel mezzo di una scala. Proprio lì, sotto gli occhi degli spettatori e senza alcuna protezione, gli ultimi lavori di Dada si lasciano attraversare dagli sguardi e rivelano le ombre disegnate sullo sfondo sottostante dalla luce. E' una danza89 impercettibile di istanti.

Il cerchio immateriale si chiude qui!