Copertina catalogo, Personale Musei Civici di Villa Mirabello, Varese 5 aprile - 4 maggio 1986
Copertina catalogo, Musei Civici di Villa Mirabello, Varese 1986.
Courtesy Archivio Dadamaino.

Costellazioni

Visioni oniriche di un mondo altro

Due cromosomi ci hanno creati, dal nulla.
Noi, improvvisamente proiettati nel mondo,
viviamo avventure incredibili;
barriere che ci parevano insormontabili
si abbattono al suolo davanti ai nostri occhi.
Nuove galassie raggiungono continuamente la nostra portata
e noi le attraversiamo,
catapultati dai nostri desideri e protetti dai nostri valori.
E poi, grazie a Dio, finisce
e si ritorna nel nulla.
La vita, però, l'abbiamo vissuta.
Io credo che ne valga la pena.39

«Comincia la serie intitolata Costellazioni che l'avvicina all'ultimo periodo di Georges Vantongerloo»,40 leggevo in un pomeriggio grigio nella grande Biblioteca Parigina dedicata a François Mitterand.41 Ore di riflessione nel silenzio ovattato dei libri, ore di Dada, perse nell'immenso turbinio dei suoi segni, dei suoi quadri, e delle sue immaginifiche Costellazioni.

Potremmo dire che già Fontana, anche colui che Dadamaino considera il suo maestro, «[...] negli anni 1952-1953 sperimenta diverse tecniche come l'uso della sabbia (Costellazioni), la concentrazione di pietre o scagli di vetro sulle tele (Costellazioni)». Dovremmo farlo e non possiamo esimerci, ciò non impedisce che lo sguardo, dopo questa breve scintilla iniziale, volga altrove.42

Nulla ci vieta di inseguire una suggestione, di sposare un desiderio. E quale più intima declinazione potrebbe scaturire da una tale licenza, apparentemente estranea alla coerenza del fare di Dada, avanguardista come direbbe forse Gualdoni, «non per volontà affermativa di stile o intenzione modificatrice ma, nella sua incoercibilità ritratta, per la potente carica etica, e la sua tensione autocritica, e il rifiuto d'ogni captazione compiacente».17
Un'artista alla continua e spasmodica ricerca di «nudità affettiva»,17 che si spinge fino all'estrema azione della mano «rinunciando anche alle salvaguardie ultime del senso»17 in nome della realizzazione pratica, del procedere incessante che si fa esso stesso ragione di vita e complesso di movimenti.

Sulla strada del progresso di Dada, del suo divenire, come unica rappresentazione fuoriuscita da mille opzioni, c'è un universo composto di realtà emozionali, di oniriche visioni che coincidono con la stretta radura, con quel singolo squarcio che è reale nel momento stesso in cui si costruisce. Perché in quel mitico istante nel quale l'umano viene alla luce come radice dell'esser-ci43 nella realizzazione che gli è propria, restano in potenza tutte le storie del mondo e si spalancano progressivamente le scelte. Quella di Dada ha il carattere solido dell'inquietudine, dell'interrogazione continua, ma non costante della ricerca, (forse non udirete – a ragione - parola più frequente nelle pagine che le sono dedicate) e la sollecitazione dell'evento che è anche e soprattutto avvento.

Sbandierate l'ineccepibile. Le Costellazioni sono traccie magnifiche di cosmo, mappe imperscrutabili di uno sviluppo che assomiglia alla «proliferazione cellulare»,17 nel quale si susseguono imperituri gli elementi, come scheggie di entità lievi e si inseguono i crocevia. Indicazioni di viaggio, schiudono uno spazio che potrebbe appartenere al quaderno di un'esploratore di terre e di cieli sconosciuti, e emergono i corpi di un fluido interstellare dalla densità cromatica attenuata.44

In una volta immensa che si è lasciata scrutare senza imperativi morali.

Si può dire, con un solo termine,
che aveva raggiunto l'elemento primo,
il punto essenziale,
usando piccoli tratti regolari non geometrizzati, col pennino sul foglio.
Oggi è facile vedere all'approccio che la stessa operazione è come spostata d'atteggiamento:
non è più spontanea e precisa, con la sua caratteristica contraddizione dolce.
Ma è la stessa distanziata, proiettata,
con moti di espansione o di spirale,
con l'insieme della "costellazione" concepito prima – pare - del singolo atto.
Accade di pensare che abbia trovato qualche altra cosa in sé:
e viene in mente la legge morale profonda
che in Kant assomiglia alla volta celeste sopra di noi.
O piuttosto,
ad essere penetranti,
si potrebbe dire che Dadamaino è come disposta oggi
(e non ieri)
ad osservare la materia.37