Alla Biennale di Venezia del 1980
Dadamaino alla XXXIX Biennale, Venezia 1980.
Courtesy Archivio Dadamaino.

Interludi

Verso l'opera «casta e sognante»45

La mia ricerca è una ricerca esistenziale,
o meglio forse non è neanche esistenziale;
nasce dall'idea di non sapere niente della vita
e di cercare di capire qualcosa,
senza velleità di scoprire niente
perché è talmente difficile
che si cerca di andare avanti solo di un passo,
ecco,
questo per dare all'arte un significato
che altrimenti non avrebbe...46

Se oggi, alla luce dei Movimenti delle cose, gli Interludi acquistano dignità di fase vera e propria, ciò accade essenzialmente grazie alla loro mobilità di testimonianza del divenire.

Dai primi esperimenti, che ancora qualcosa devono ad un colore che ha già assunto la via successiva, e nei quali il blu è già carico di promesse, fino ai lavori ulteriori. Tutto traspira di nuovo. Si semplifica, moltiplicandosi e poi scomponendosi, quella linea originaria, ieri guida di squarci ovoidali, oggi curva sinuosa di inchiostro.

Il loro avvicendarsi non si estingue, ma gorgheggia come cristallina acqua di fonte, e rivive, lieve, nel carattere e nell'imporsi gentile, dell'immagine che compongono. A volte mi capita di pensare che si tratti di minuscole tesserine di un domino immaginario, gettate nel profondo della superficie e lasciate lì, come piccole pietre miliari, altre volte invece, quei minuscoli “angoli di mondo”, acquistano un ordine preciso, si muovono sulle note di una dolcissima melodia per poi arrestarsi di colpo, allo scadere della mezzanotte, in una delle infinite composizioni definitive.

Ho tolto il coperchio di un grande regalo. Giaceva, avvolto in carta finissima. Le piccole H che la costellavano lievi, sembravano impronte di un qualche rilievo fantastico, e in questa planimetria dei desideri, ho voluto leggere un po' di me, come in quei Fatti della Vita nei quali Dadamaino ha scritto anche «delle nevi dello scorso anno».47