1969, prima collettiva alla Galleria Totti, Dadamaino - L'Assoluta leggerezza dell'essere Associazione Culturale Renzo Cortina
Prima collettiva alla galleria Totti, Milano 1969.
Courtesy Cortinaarte.

Volumi a moduli sfasati

La traccia intima del movimento

Dovevo e volevo liberarmi dalla Materia,
non sopportavo il suo peso,
per me era un peso,
un aggancio con la tradizione e volevo variazione, mobilità, vibrazioni...
Ma soprattutto volevo trasparenza
e l'ho trovata in un materiale industriale che per molti era d'uso domestico...
avevo fatto un reticolo fitto di fori ed avevo bisogno di trasparenza...
ho utilizzato il materiale plastico con cui si costruivano i teli per le docce insomma
un materiale tutt'altro che nobile ma utilissimo al mio scopo e alla mia idea...
da lì partono molti punti del mio sentire e fare un lavoro...
mi interessava lo sfasamento della tramatura,
l'alternarsi del ritmo...8

Lo spostamento come cifra dello spaesamento, ma anche come garanzia della ricerca eccentrica. Dadamaino esplora tecniche e materiali innovativi, ma non è alla freddezza della sperimentazione in laboratorio che si richiama. I fogli plastici forati sono infatti spostati dal calore delle sue stesse mani e in questa impossibilità radicale di garantire una perfetta sovrapposizione, che risiede la cifra personalissima del suo io, la firma imposta dalle sue impronte digitali sul liscio supporto costellato di fori che richiama le opere di Joël Stein e Pierre Schaeffer.9

Dada è allo stesso tempo ideatrice e creatrice conscente, ma anche tramite incosciente della sua dimensione corporale strettamente umana ed è a questo scarto-fusione dal quale traggono origine i volumi a moduli sfasati, che si può e si deve risalire per comprendere il nucleo delle trasformazioni della scena artistica a cavallo tra gli anni '50 e '60 e «[...] ristabilire il ruolo primordiale di queste mani e di questi corpi scomparsi nelle immagini dell'arte cinetica [...]»10

La chiave è nella sfasatura e nel disorientamento che produce, nell'apertura di senso di questa operazione straniante che si configura come limite introduttivo pronto ad accogliere la messe dei significati altri. Ed ecco che in una certa misura, «Il passaggio ai Volumi a moduli sfasati è, da questo punto di vista, necessario»,11 perchè ci si concentra su nuovi arcani angoli di non ritorno che si sottraggono al semplice desiderio di sbigottimento per soffermarsi sul vero scandalo, quello interiore. Un solido rotrarsi al mondo per riproporsi ad un livello di profondità esistenziale ancora più acceso.

Dadamaino aveva compiuto un passo ulteriore, la tela, una volta attraversata, si era ricomposta in un sottile gioco di sovrapposizioni plastiche, dove prima si poteva agevolmente mettere la mano e toccare il freddo del muro, che coincideva di volta in volta con quello del quadro, adesso sono piccoli scarti di foro, che lascinao appena intravedere, e solo in trasparenza, il retro. La materia stessa dell'opera si moltiplica e si complica come una coperta, tessuta da mani sapienti con un ricamo di bolle regolari. Che siano questi stessi profili tondeggianti a evolvere in piccole porticine è un fatto, nella strada verso i successivi Rilievi, come è un fatto il cambio di prospettiva che dopo squarci e regolari alternanze si rivogerà verso l'esterno, per accoglire nuovamente nel mistero di tante finestrelle, la realtà di un viaggio avventuroso.

Ottenevo un risultato.
Ho sempre ricercato non ho mai arrestato la ricerca...
sempre...
e da quell'intuizione
da quella profondità
e dal ritmo dei moduli sfasati
sono passata ad altro...12