1975, Team Colore, foto di Gianfranco Corso
Team Colore, 1975. Foto di Gianfranco Corso
Courtesy Archivio Dadamaino.

Cromorilievi

La tridimensionalità geometrica

1970-1975

...tutta l'arte d'altronde...
è necessario sentirla
vederla vera,
'dal vivo',
le riproduzioni,
anche le migliori
ingannano
danno solo una parte del lavoro...
la sua riproduzione
e allora non basta.26

I Cromorilievi sembrano estendersi ulteriormente nello spazio rispetto ai Rilievi, guadagnano altra aria, eccedendo la superficie in costruzioni tridimensionali la cui potenza è moltiplicata dalla sottolineatura cromatica.

Pur nella loro essenziale fissità, rappresentano un'eccedenza che si proietta a partire dalla parete sulla quale non sono semplicemente appoggiati, ma letteralmente fusi, come una maschera che non si limita a riprodurre le fattezze di chi la porta, ma ne reinterpreta inevitabilmente i tratti, sembra che sia il muro stesso a eccepire geometricamente una delle sue infinite possibilità d'esistenza.

I Cromorilievi non sono in movimento come la Billboard di Jeppe Hein,27 sono essi stessi il movimento che rappresentano e la loro armonica coesistenza nello spazio rileva di un'attenzione sinfonica che canta l'eco dei violini, come nelle opere di Luigi Nono, compositore – pittore della serialità integrale, con la passione per la filosofia. La scelta testimoniata dal video che accompagna La Lontananza Nostalgica Utopica Futura, madrigale per più "caminantes" con Gidon Kremer, per violino e otto nastri magnetici (1988-1989)28 ci riporta all'essenza velata di questi lavori, intrisi di movimento, viventi come solo le opere che dicono la loro storia, possono essere.

I Cromorilievi ci raccontano Dadamaino, la sua modernità e le sue sfide, in un percorso costellato di cambiamenti inattesi, come le asperità delle loro trame composite, ma senza la stessa rassicurante geometricità.