L'inconscio razionale, invito vernissage Galleria Marchetti, Roma, 10 maggio 2000
Invito vernissage Galleria Marchetti, Roma 10 maggio 2000.
Courtesy Archivio Dadamaino.

L'inconscio razionale

Il darsi del segno oltre ogni alibi tecnico-formale

Si tratta di una sorta di scrittura della mente,
della mia:
fatta di linee ora dense e marcate
ora impercettibili e saltellanti,
ora lunghe ed ora brevissime,
senza alcuna programmazione a priori,
ma sensibili alla pressione della mano
che libera,
corre e traccia
senza premeditazione.
Ma è chiaro che se la mano è guidata dalla mente,
in questo caso lo è dall'inconscio.
Il risultato è una specie di reticoli e di spazi vuoti,
per nulla disordinati,
che hanno un loro ritmo,
una loro profondità ed una loro armonia.32

Il 1975 è l'anno della svolta. Dadamaino è inquieta, lavora alacremente alla ricerca di un nuovo filone, sente l'esigenza di continuare a sperimentare, ma è anche ben conscia che proprio quel segnale finale le sfugge.

Qualcosa deve cambiare, qualcosa è già cambiato, il registro fedele di questa ennesima evoluzione sono proprio i suoi lavori, come sempre.

Dada mette da parte il suo fedele tiralinee, poi lo riprende di nuovo ed inizia a scrivere con la sola penna. E' l'alba di una nuova Era, fatta di contrasti, di evidenze e di emersioni. Un periodo senza guide, al limite di ogni territorio conosciuto. C'è quasi “un'esigenza di espiazione” negli Inconsco Razionali, un'ulteriore affermazione di purezza che si riconosce in queste opere bicrome.

Bianco su nero, e viceversa, chiaro e scuro si compenetrano in un gioco di contrasti che mette in evidenza una lotta intestina. I tracciati degli Inconsci Razionali sono le carte topografiche di un viaggio fondamentale, guidano l'esistenza nelle strade appena tratteggiate e si lasciano seguire, nel silenzio più assoluto.