1979, Al lavoro su un alfabeto della mente Dadamaino - L'Assoluta leggerezza dell'essere Associazione Culturale Renzo Cortina
Al lavoro su un alfabeto della mente, 1979.
Courtesy Cortinaarte.

L'alfabeto della mente

Le lettere mute che gridano tutte le storie possibili

L'unica condizione
è quella di ripetere un segno
fino a riempire tutto lo spazio che mi sono proposta di utilizzare...33

Ecco che si opera la fusione tra esistenza storica e fattualità artistica. Dadamaino è scioccata da un elemento traumatico? È parafulmine che concentra l'energia gretta della disperazione trasformandola in spinta.

Ecco come il suo pennello si assottiglia e diventa quasi una penna, una verga spuntata contro le ingiustizie come il ragazzino Troppmann di George Bataille34 che fustiga il suo stesso braccio con la piuma sporca d'inchiostro, anche Dadamaino mescola sofferenza densa e segno in innnumerevoli ripetizioni e variazioni.

La sua è una scrittura profonda, che si insinua negli spazi chiari della materia per svelare il significato di un vuoto ed evitare che questo si trasformi in vertigine priva di senso. Un vuoto che si avvicina nella sua concezione alle parole con le quali lo designa Yves Klein.35
E se Capogrossi riproduce simboli colorati in maniera ossessiva, coprendo le tele con i suoi moduli sghembi, Dadamaino fa un passo in più ed arriva a mettere in piedi un vero alfabeto, a inventare un linguaggio nuovo, basato su un'economia del segno,36 che arricchisce e cela allo stesso tempo.

Sotto la spinta coriacea dell'espressione segreta, della molteplicità dei registri che unisce scrittore e lettore, con il quid in più della comprensione, in un'atmosfera di fruibilità alterata che impedisce l'utilizzo di una lingua nota.

L'alfabeto della mente sembra nascere dalla necessità di raccontare un dolore che si sa muto, ed è proprio nel segno della sfida coscienziosa e mai rassegnata, che si collocano questi messaggi. I quadri sono lettere, omaggi ad un dadaismo che seppe introdurre il parlato nella pittura, ricordi di quel futurismo che incollò pezzi di giornali. Aggiunte, costruzioni visuali restituite al concetto, che aprono la via del linguaggio, chiudendo al contempo la porta della sperimentazione del colore che Dadamaino ha già interamente attraversato e sviscerato con quell'attenzione maniacale e quel lavoro pedissequo che le erano propri.

Le lettere sono. Semplicemente. Come intuisce Leonetti, scrivendo prima:

L'alfabeto della mente.
Questa definizione d'autore,
non ben comprensibile,
contiene un elemento comunicazionale e una 'bocca chiusa',
un linguaggio mentale assoluto e non visivo,
tutto interno,
contratto,
in contraddizione con la lingua,
col modo della lingua di comunicazione (col simbolico)...37

e componendo poi, in versi dolci e sottili.

Oggi Dada scrive le lettere semplici:
in mezzo all'ossessione, incredule di essere
una fila sviluppata con l'erba.38