1976, Dadamaino con Emilio Tadini
Dadamaino con Emilio Tadini, 1976.
Courtesy Archivio Dadamaino.

Ringraziamenti

Scrivere un testo che mi permettesse di ringraziare tutte le persone che hanno creduto e sostenuto il progetto che ha dato vita a questo sito, ha assunto il significato di pausa di fine percorso. Una riflessione a ritroso che mi ha consentito di fare il punto sulla situazione e metter mano allo stato dell'arte dell'intero procedimento. Perché questa mostra virtuale, ed il lavoro che sottende, sono frutto di una lunga ricerca che ha dato modo di analizzare e comprendere, grazie ad alcune guide preziose, l'universo artistico ed umano di uno dei personaggi più compositi e misconosciuti del secolo XX°.

Credo sia opportuno partire dalle origini, da quella prima mostra milanese tenutasi presso gli spazi di Cortinaarte a Milano, nel marzo del 2010, grazie alla quale ho “scoperto” le opere di Dadamaino. Un'occasione che aveva il sapore di una folgorazione e già nel titolo evocava ben due punti chiave intorno ai quali si è consolidato il mio interesse. “Gli anni '50 e '60” e “La capacità di sognare”. Gli ingredienti per innamorarsi delle opere di Dadamaino e approfondire la sua vicenda, erano già tutti lì.

Il crescendo che ne è seguito nei due anni successivi, deve molto ai racconti, alle idee e agli aneddoti trasmessi da Stefano Cortina, appassionato conoscitore del lavoro e della vita dell'artista, nonché ai materiali e alle indicazioni gentilmente forniti dall'esperienza e dall'acume di Flaminio Gualdoni e naturalmente alla ricchezza di suggestioni provenienti dall'Archivio Dadamaino. Il supporto tecnico-logistico, le indicazioni metodologiche e la fiducia del Professor Franceso Tissoni, hanno trasformato “l'incanto per l'argomento” in un vero e proprio piano di lavoro, sostenuto dai validi suggerimenti del Professor Giorgio Zanchetti. La viva voce di Elena Pontiggia ha aggiunto un importante contributo in termini di atmosfera e l'imponente quantità di testi e cataloghi consultati ha assunto la forma di una mappa, forgiata negli appunti presi a matita sul dorso delle pagine e nutrita nelle apprezzatissime testimonianze di coloro che hanno incrociato direttamente il sentiero di Dadamaino. Penso alla lunga “Intervista tra vita & pensieri.....” di Luca Massimo Barbero, ma anche agli «arabeschi fantastici»25 citati da Emilio Tadini, agli indimenticabili versi di Leonetti, cantore della mano di Dada «deposito strumentale complessodi una scelta di essenza» e alla «massima congruenza col supporto etico» evocata da Umbro Apollonio.

Molte altre voci hanno inciso e lambito i confini del risultato al quale si apporta il presente sigillo, ed a tutte loro devo almeno una parte della mia odierna soddisfazione.

Sara Rania