L'alfabeto della mente I Fatti della Vita, catalogo Schdmitbank Galerie, Norimberga 9 aprile - 15 maggio 1981
Ritratto, anni '80.
Courtesy Archivio Dadamaino.

il vizio dell'artista

Lavoro tutti i giorni della mia vita
e smetto
quando fatico a reggermi in piedi.71

Troppe volte si finisce per credere che gli artisti conducano esistenze liminari, annegate in abitudini malsane e, in alcuni casi, persino ricche di denaro e riconoscimenti. Volutamente allontanati dal corrente corso delle cose, assumono l'aura di personaggi straordinari, naturalmente eccentrici e caratterizzati da un lungo corredo di assurde manie. Dadamaino era, a voler restare in questo scontato punto di vista nutrito di cliché, quanto di più lontano si possa immaginare dall'artsta maledetto o bohème, ma anche da quello di successo. La sua era una vita di lavoro talmente acuto da risultare inclassificabile, una compassata e rigorosa programmazione72 sicuramente agli antipodi, rispetto al prototipo del creativo sfaccendato che tanto sembra affascinare un certo pubblico sprovveduto.

Talmente devota alla causa, da considerare la sua stessa occupazione, come un «vizio insanabile»,73 Emilia Maino non nasce artista, ma lo diventa poco a poco in grande città in continua evoluzione. E' semplicemente figlia unica di un funzionario del genio civile e di una casalinga di origine russa, in una Milano che cambia rapidamente volto, sotto i suoi occhi attenti. Liceo classico, poi medicina per accontentare la famiglia. Non sembra aver troppi grilli per la testa, la giovane Emilia, ma una grande passione neanche tanto nascosta, per l'arte, che la indirizza ben presto verso i fermenti dell'epoca. Dopo qualche tempo di vasi di fiori un po' sbilenchi e concorsi artistici, come il Premio di pittura "Cesare da Sesto" di Sesto Calende, c'è bisogno di una svolta.

Comincia a creare a partendo dalla parte più intima e identitaria della sua stessa esistenza: sposta in avanti di cinque anni la data di nascita e cambia il nome in Eduarda detta Dada. E' solo l'inizio di una lunga storia che si potrebbe leggere come sintesi dialettica, naturalmente e forse anche volutamente imperfetta, fra ragione e sentimento,74 in un parallelo che forse non le sarebbe piaciuto perché la avvicina ai propositi del Gruppo N,75 del quale non condivideva appieno la condotta.

Ma Dada non disdegnava campi diversi dal proprio. Pur nel suo sostanziale disinteresse nei confronti delle logiche del mercato, era solita frequentare alcuni vernissage ed approfittarne per scambiare opinioni e ricavare spunti. Il rigore della sua ricerca non le impediva di concedersi lunghe immersioni nelle opere dei suoi colleghi, intrattenendo contatti ricchi e vitali con buona parte del panorama milanese dell'epoca e tracciando legami che la porteranno ad esporre anche all'estero, soprattutto in Germania.

Le preziose testimonianze raccolte in occasione di questo lavoro di tesi, tratteggiano un ritratto di donna forte e riflessiva, animata da una grande carica caratteriale e da una buona dose di autoironia, come dimostra un simpatico aneddoto contenuto in un'intervista della fine degli anni '70.76 Ma il carisma di Dada era fatto anche di numerose asperità, non lontane dalle remore che vedevano in una tale carica di fermezza, una caratteristica più simile ad un temperamento maschile, e che le valsero alcune importanti ostilità. Sembra che ad una prima fase di entusiasmo e di apprendimento, corrispondente con la giovinezza, abbia fatto seguito un lungo periodo di alacre fervore produttivo e continua evoluzione, nel quale, come ci ricorda Flaminio Gualdoni, era spesso sola con i suoi pensieri, in un piccolo studiolo animato dalla voce di una radiolina.

Dadamaino ha attraversato i decenni alla ricerca di una sperimentazione indispensabile senza cadere in quell'innovatismo considerato come un nuovo conformismo.77 Sessantenne all'alba degli anni '90, non esitava a descriversi come un «assiduo, paziente artigiano», affermando altresì il desiderio «Di continuare a fare fiumi o comunque lavori grandi...».78

Gli ultimi cicli rilevano di una grande attenzione gnoseologica. E' l'annoso problema della conoscenza che giace in cima a tutti gli interrogativi, ed è ancora lui a riproporsi producendoli e alimentandoli. Dai Volumi ai Movimenti delle cose, se si ripercorresse a ritroso l'intera esistenza della Maino, passando per le sue opere, ci si renderebbe forse conto della lunga parabola ascendente/discendente che traccia, e delle mille risposte che articola, nel tentativo di ricostruire, nonostante tutto, un tracciato:

Il bisogno di comunicare con un altro uomo
è una questione che sorge spontanea
poiché non proviene unicamente dalla nostalgia romantica dell'umano,
ma dalla necessità di comprendere che l'individuo non è nulla
e che è l'insieme che conta.79